Conviviamo con il virus

La pandemia da Covid 19 ed i suoi risvolti psicologici

Conviviamo con il virus

Stefano Cozzaglio 23-12-2020 12:00

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 rmai da molti mesi ci troviamo a dover convivere con questo nuovo virus detto Covid 19, ma contrariamente ad altre emergenze sanitarie sviluppatesi in tempi passati, pare che ci sia quasi una volontà di non risolvere il problema. Indubbiamente la questione si è allargata a livello mondiale, ma nello stesso tempo molte, numerose variabili si sono inserite a complicare la situazione allontanandone nel tempo la soluzione. 

Il comportamento di troppi settori della nostra società si è dimostrato assolutamente inadeguato e non ha fatto altro che generare confusione ed incertezza nella popolazione .

In Italia le principali carenze si sono evidenziate innanzitutto nel settore politico, succube delle scelte operate a livello europeo dove peraltro, in alcuni casi, il buon senso è prevalso  sulla  stupida ed ignorante volontà di farsi vedere come efficienti anche quando non lo si era .

La sanità pubblica è stata da molti governi svenduta ad operatori privati e questo impoverimento le ha impedito di presentarsi pronta ad un avvenimento di questa portata. Da qui la paura dei politici di farsi trovare impreparati e la loro necessità di trovare altri soggetti da incolpare. Chi se non la popolazione accusata di essere poco attenta alle indicazioni dei sanitari poteva essere scelta come ideale capro espiatorio? Così facendo si salvavano dalle loro responsabilità anche gli operatori dei mezzi di informazione, spesso trovatisi in contraddizione o costretti ad appoggiare questa o quella tesi secondo esplicite richieste esterne . 

Ma anche altri tecnici oltre ai politici sono stati costretti  ad appoggiare e convalidare specifiche risoluzioni degli apparati ufficiali. Molti medici, ricompensati con comparsate televisive, sono stati irretiti in questo gioco arrivando spesso anche a contraddirsi e quindi a bruciare la propria credibilità a livello scientifico. Ma del resto era proprio quello il loro destino di pedine sacrificabili  Non voglio accusare  a caso la classe medica, bisogna però ammettere che spesso non è stata data un’informazione univoca sulle modalità di contagio, sulla sintomatologia, sulle cure preventive e sulle modalità di assistenza praticabile agli ammalati. Ad oggi chiaramente  abbiamo capito che un certo distanziamento tra le persone rallenta, se non frena il contagio. 

A questo si può aggiungere che una meticolosa pulizia dei luoghi e degli oggetti frequentati o utilizzati è un’altra buona norma da rispettare . 

Oltre a questo si sono scatenate mille ipotesi che cercavano di spiegare le modalità del contagio prima dovuto agli oggetti contaminati, poi al fiato delle altre persone, poi alla persistenza del virus nell’aria respirata, alle polveri sottili, ad eventuali indebolimenti del fisico dovuti a causa di altre cure come le vaccinazioni antinfluenzali od anche la mancanza delle stesse. Il gran dibattito che si è generato ha raccolto opinioni anche discordanti seguendo le quali si sono generate fazioni in aperta contrapposizione fra di loro, dove si ritrovano sia le opinioni di coloro che considerano la malattia come una forte influenza e che quelle di altri che dipingono la pandemia come una specie di peste moderna dalla quale non ci si può salvare . 

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