Accusa di truffa per 34 milioni

Fatture, ricalcoli, rimborsi e note di credito

Accusa di truffa per 34 milioni

Indagini sul Gruppo San Donato e otto società controllate

Redazione 23-12-2020 12:00

I mezzi di informazione nazionali hanno diffuso la notizia riguardante l’indagine in atto da parte della Procura della Repubblica di Milano. Lo riferisce Il Fatto Quotidiano, ma della questione ne hanno parlato anche altri quotidiani e canali televisivi.

Il filone d’indagine riguarda le protesi endoscopiche, che sarebbero state fatturate dal Gruppo San Donato alla Regione, sulle quali sarebbe ritornato un ricalcolo sotto forma di note di credito, fino a 1900 euro cadauna. Il costo medio di ogni protesi è di 1400 euro.

Per meglio comprendere la questione, cercheremo di spiegare il meccanismo con parole semplici, con un esempio. La casa produttrice delle protesi fatturava 100 euro al Gruppo San Donato che, a sua volta, ne richiedeva il rimborso alla Regione; ma non finiva così secondo gli inquirenti. Parte dei 100 euro rimborsati dalla Regione, passavano dalle casse della casa produttrice in quelle del Gruppo San Donato, come sconti, e contabilizzate con note di credito. Sono finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura il Gruppo San Donato e otto società controllate; tra queste anche l’ospedale San Raffaele.

Fanno riflettere le intercettazioni del 2017 tra il responsabile acquisti Massimo Stefanato, indagato per truffa, e il responsabile dei servizi di farmacia Mario Giacomo Cavallazzi (non coinvolto in questo secondo filone d’indagine). 

Parlano di quanto riferito durante un comitato etico dall’allora primario di Cardiologia del San Raffaele, Antonio Colombo: “Il nostro professor Colombo ha detto che l’ospedale fa la cresta sulle valvole aortiche, per via delle note di credito; non si spiega perché tale importo non venga girato alla Regione’’.

Secondo i Pm, questo meccanismo avrebbe consentito al Gruppo San Donato, fra il 2013 e il 2019, di truffare 34 milioni. Per questo importo la magistratura ha eseguito un sequestro d’urgenza. Ma al quartier generale del Gruppo ospedaliero, dicono di non aver mai raggiunto alcun vantaggio e che hanno sempre operato nel rispetto della legge. 

Si tratta di accuse gravi, se dovessero essere confermate in sede processuale. Fa riflettere l’intercettazione fra Stefanato e un manager del Gruppo. 

Il secondo chiede spiegazioni sulle note di credito, ma Stefanato risponde che è meglio vedersi di persona. Nel 2018, il fatturato consolidato del Gruppo che - lo ricordiamo - controlla 18 ospedali è arrivato a quota 920 milioni, raddoppiato in pochi anni. 

è pensabile che nel 2019 abbia superato il miliardo. Alla luce di questi dati, di un’azienda che macina utili e continua a crescere, la vicenda che abbiamo raccontato diventa enigmatica. Ma se il tutto dovesse rivelarsi non vero, ne daremo volentieri notizia ai nostri lettori.