Le difficoltà dei giovani di oggi… nascono dal passato

L’OPINIONE

Le difficoltà dei giovani di oggi… nascono dal passato

Leonardo Giordani 15-09-2020 12:00

Ho aspettato di avere la mente più lucida prima di dire cosa penso riguardo all’omicidio di Willy Duarte Monteiro a Colleferro.

Certe faccende se commentate a caldo, fanno prevalere solo l’istintiva rabbia che una persona sana di mente proverebbe davanti ad una tale tragedia.

Una vita spezzata, specialmente in età così giovane e in una maniera così cruda, è sempre una tragedia che nessuno vorrebbe commentare.

A mente più fredda mi va di dire la mia, ma non tanto sul fatto in sè, di cui non c’è molto altro da aggiungere, perché ha purtroppo parlato con i gesti. Gesti orrendi, degni solo di persone che nella loro vita hanno scelto la forza a discapito della ragione.

Mi va di commentare il solito tran tran mediatico che ogni volta, puntualmente, viene fuori quando un fatto fa breccia nei cuori e nelle menti dell’opinione pubblica.

Ed ho letto cose veramente pessime, per esempio da parte di quella corrente di “sinistra“ che non aspetta nient’altro che sparare l’etichetta di fascista contro qualcuno.

È come il pulsante automatico dei grandi potenti nei film, quello che premi quando non sai più cosa fare.

Atteggiamento che proviene da quella corrente di persone che di analizzare i fatti, entrare nel merito e valutarne le conseguenze, non gli importa un accidente.

Sono un po’ come quella corrente Salviniana che qualsiasi cosa succede "…ma allora il Pd?".

Facce della stessa medaglia, dannose tanto quanto fastidiose come poche.

Perfino Saviano (tutt’altro che una mia simpatia) ha definito il movente razzista e l’orientamento politico degli assassini “scorciatoie da dare in pasto all’opinione pubblica“. E mi ritrovo perfettamente d’accordo.

Così come un’altra scorciatoia è quella di identificare nelle nuove generazioni il problema. Come se la violenza fosse nata negli ultimi dieci anni e come se prima delle ultime generazioni fossero tutti puri spiriti casti e pieni di comprensione.

Sì, perché il problema è che questi o erano dei fascisti, oppure che i giovani di oggi non hanno più valori, senso d’appartenenza, compassione, amore.

È il Paese degli scaricabarili che parlano come scaricatori di porto, ma che si sentono superiori sempre e comunque.

Vi ricordate la tragedia di Corinaldo? Il problema per l’opinione pubblica e una parte della stampa non era che una discoteca aveva violato ogni norma di sicurezza per fare più numero (ovviamente non fatturando). No, il problema era Sfera Ebbasta che, con le sue canzoni, incitava a delinquere.

Magari con l’età ci si imbigottisce, ma volevo ricordare loro che trent’anni prima, la maggior parte dei fenomeni che presero di petto la vicenda, ballava ‘strafatto’ di acidi al motto “Sesso droga e Rock n’roll“ .

Questo Paese, quando deve prendersela con i giovani, non perde mai l’occasione. Senza mai provare a pensare che i giovani di oggi sono il frutto di quanto hanno fatto loro e dell’educazione perpetuata da loro.

In certi contesti, cattivo e violento, lo si deve essere per forza, perché non si  impara altro.

Ci vorrebbe qualcuno al di fuori che te lo spieghi, quando sei ancora giovane, ancora in tempo.

Ma in Italia nei giovani non si investe, mai!

Non ci sono strutture all’avanguardia, le nostre scuole hanno i professori con l’età media più alta d’Europa e la retorica sotto traccia, che vige da prima che venissimo al mondo noi, è sempre la stessa:

“che in Italia, se studi sei un coglione”.

E allora un Paese che non investe sui giovani, che li emargina nel mondo del lavoro, che li priva degli strumenti necessari per diventare persone diverse:  come può prendersela sempre con i giovani, perché è più facile?

I giovani non hanno valori.

Ora, lungi da me far passare quei tre imbecilli come dei simil-martiri dello Stato, arrivare a uccidere di botte un ragazzo in mezzo alla strada è qualcosa di squallido e basta. Come ci si può stupire che persone, che arrivano da contesti differenti da quelli che viviamo noi, possano essere attratti dal mondo criminale più che da quello del lavoro? La realtà è che in questo Paese fare il criminale ha sempre avuto più fascino di qualsiasi altro mestiere.

Ricordiamo che la nostra generazione è cresciuta con Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, Corona che scriveva libri e si faceva immortalare a petto nudo mentre insultava giornalisti e giudici.

Ricordiamoci che i mafiosi vengono ospitati nei talk-show politici in prima serata, che viene loro  permesso di sostenere che la mafia non esiste e che se hanno commesso dei crimini, comunque, non si pentono.

Ricordiamoci che negli ultimi vent’anni, i prodotti televisivi e cinematografici, che in Italia hanno venduto di più (dopo i comici) sono quelli che parlano di mafia e criminalità.

Ma non quei film che della mafia  raccontano la parte più orribile e oscura.

No, quelle fiction che ne esaltano la potenza, la facilità con cui arrivano al potere e al denaro.

Il sotto testo di questo Paese è sempre questo, inutile girarci attorno.

Se così non fosse, non avremmo avuto tutto ciò che c’è stato e che in altri contesti  andrebbe analizzato più profondamente.

Ciò che chiedo all’opinione pubblica e alla stampa è di stare in silenzio se non hanno intenzione di scavare nel profondo e analizzare la causa per cui i giovani di oggi sono alla devastazione più totale.

Altrimenti serve solo silenzio.

Per Willy Duarte Monteiro, che non era un giovane violento, nè senza valori, nè criminale.

Era solo un ragazzo, come lo siamo in tanti, come lo siete stati tutti.