Stati Generali: una miccia di speranza

Siamo davanti a un momento storico importante

Stati Generali: una miccia di speranza

Leonardo Giordani 26-06-2020 12:00

È difficile - specialmente per le persone della mia generazione - avere fiducia nella politica di questo nostro paese. Siamo cresciuti con la retorica che dipinge i nostri politici come: corrotti, collusi, lavativi ed ipocriti. Ho sempre avuto questa idea della politica Italiana, un po’ perché sono nato tre anni dopo il famoso discorso di Craxi in parlamento: “Tutti sanno”; E quindi si potrebbe dire che la mia concezione di politica l’abbia appresa per effetto osmosi. Ma un po’ anche perché non è che in questi anni i politici si siano cosi impegnati per discostarsi da quella figura iconica che sentenze e retoriche gli hanno cucito addosso.

Diciamo che si sono fatti bastare la presunzione di innocenza; di confermarla l’innocenza, invece non gli è mai troppo importato. Il discorso del premier Giuseppe Conte, dopo gli stati generali però mi è piaciuto. Mi ha colpito in particolare per la trasparente convinzione con cui ha più volte rimarcato l’intenzione di “Reinventare l’Italia “. Certo, solo il tempo (e i fatti) potranno dirci se il pacchetto che Conte porterà a Bruxelles per poter accedere al Recovery fund sarà veramente un pacchetto innovativo, concreto e intriso di lungimiranza. Ma lasciatemi dire che, anche solo aver visto l’intenzione di “svecchiare” questo paese, mi accende una miccia di speranza. Siamo abituati a governi che scrivono leggi per il proprio torna conto e che non vanno con lo sguardo oltre il loro mandato di governo. Sentire parlare di piani decennali e di Italia del futuro in un Paese che in troppi considerano senza un domani certo, fa bene a chi di fiducia ne è ormai a secco. Certo c’è bisogno di concretezza, di più chiarezza, mancano tante cose. Per esempio avrei preferito che la scuola venisse messa più al centro di un progetto per il futuro, perché è proprio da lì, che tutto deve partire. Ma tempo al tempo, voglio comunque provare a dare fiducia a Conte. Non lo dico da elettore di chissà quale partito, lo dico da giovane di venticinque anni che dalla classe politica di questo paese non ha mai ottenuto niente se non bugie. Nessuno mi garantisce che Conte e le sue parole non possano rivelarsi il solito bluff arraffa voti. Ma per lo meno gli argomenti toccati sono audaci e coraggiosi. Siamo davvero davanti ad un momento storico importante. C’è davvero bisogno che la classe politica tutta faccia uno sforzo e si venga incontro a vicenda. Serve un Paese nuovo, e spero che questi nove giorni di consultazioni siano serviti per gettare le prime basi. Roma non è stata fondata in un giorno e l’Italia non cambierà dall’oggi al domani. Ma sicuramente per fare Roma sono partiti da una pietra, ed io voglio sperare che questi stati generali siano la pietra su cui rifondare l’Italia. Ed è Proprio per questo che dispiace molto vedere che anche su un tema su cui non dovrebbero esserci polemiche, c’è sempre qualcuno che di fare polemica, proprio non può farne a meno. L’opposizione di Centro Destra - che ha più volte contestato a Conte di non essere mai stata presa in considerazione - sembra voglia a tutti i costi far saltare ogni tavolo. Praticamente, Giorgia Meloni e Matteo Salvini sembrano essere affetti dalla “sindrome del bastian contrario”. Ovvero, che a prescindere dalle ragioni e senza mai entrare realmente nel merito: loro fanno tutto l’opposto di quanto fa il governo. La cosa curiosa è sentire parlare loro di “passerelle”. Loro che manifestano un minuto si e l’altro pure; loro che sono più sui social network che in parlamento. Non voglio accanirmi, ma Matteo Salvini (che parla di passerelle) dopo che ha fatto cadere un governo dal Papetee, risulta un po’ poco coerente, per non dire assurdo, per non dire azzardato. Per non dire che Matteo Salvini, negli ultimi mesi sembri non pensare mai nemmeno a quello che dice. L’atteggiamento del centro destra di questi mesi l’ho trovato veramente poco costruttivo; poco vicino a quello che è il reale sentimento delle persone. Nonostante si riempiano la bocca di parole al miele nei confronti degli artigiani, i ristoratori, i benzinai, i muratori e gli agricoltori. In questi mesi c’era bisogno anche di una critica, certamente. Ma le critiche sono utili solo quando sono costruttive. Altrimenti è solo caciara. Se davvero il centro destra aveva (o ha) delle proposte utili da portare per contribuire alla rinascita dell’Italia, allora non doveva rispedire al mittente l’invito di Conte. Ma d’altronde: nel centro destra c’è quella Lega che ha accusato il governo di svenderci alla Germania se avesse accettato di utilizzare il MeS, ma che poi ha votato contro gli eurobond. Un po’ di confusione o depistaggio politico? Chi lo sa. Io sono convinto che il centrodestra avrebbe potuto portare proposte utili e concrete. Per esempio: tra tutti gli argomenti che hanno trattato a villa Pamphilj, non ho sentito mai menzionare il tema sicurezza. Argomento su cui più di chiunque il centro destra avrebbe potuto portare proposte. Ma Evidentemente è più importante sbattere le porte, creare confusione, erigere barriere chilometriche e dire che tutto va male, che tutti sbagliano: sempre a prescindere... Probabilmente, non capendo o non volendo capire che in questo momento abbiamo bisogno di tutto fuorché di un clima instabile. Ripeto, dispiace vedere che anche in un momento cosi triste e pieno di incertezze, ci sia chi pur di non rinunciare alla propria retorica, continui a premere su una ferita ancora infetta, sanguinante e destramente dolorosa. Non mi permetto di dare consigli, ma dico solamente che: c’è sempre tempo per fare campagna elettorale. C’è sempre tempo per litigare. C’è sempre tempo anche per andare al governo. C’è sempre tempo per screditare chi governa. Ciò per cui non c’è mai abbastanza tempo è progettare la rinascita di questo Paese, restituendo la speranza a chi ormai non nutre più nemmeno un briciolo di fiducia, ed è stufo di vedere che non cambia mai niente. Con buona pace di tutti, lasciamo lavorare chi di dovere e contribuiamo a modo nostro, per questo ‘’nuovo’’ Rinascimento italiano.