È aberrante, quando ad uccidere è lo Stato

La morte di George Floyd ripropone le tematiche del film di Mathieu

È aberrante, quando ad uccidere è lo Stato

Leonardo Giordani 10-06-2020 12:00

Era il 1995 quando un giovane regista Francese di nome Mathieu Kassovitz, presentava al mondo intero la sua seconda pellicola: La Haine. 
Il film narra le vicende di tre amici abitanti delle Banlieu Parigine e dell’oppressione con cui gli abitanti delle periferie erano costretti a convivere ogni giorno. 
In particolare, Kassovitz immortala l’incredibile normalità con cui le forze di polizia erano soggette ad un atteggiamento profondamente razzista e giustizialista nei confronti - per lo più - degli Immigrati. 
Il film è un pugno nello stomaco, un’istantanea della società così ben riuscita che a volte ti dimentichi che ci sia una preparazione dietro. 
Oggi, con la morte di George Floyd, quel film girato in bianco e nero venticinque anni fa, si ripropone con un’attualità tale da lasciarci paralizzati. 
“No Justice no peace” recita un cartello che spunta tra la folla Afroamericana, alzato al cielo come se si volesse portarlo così in alto da far Si che tutto il mondo possa leggerlo. 
La protesta che scuote l’America in questi giorni si divide tra chi sceglie di protestare pacificamente, inginocchiandosi con il pugno alzato, in ricordo di George Floyd, chiedendo giustizia ad un paese giustizialista, e un’altra corrente che mette a ferro e fuoco le strade, bruciando commissariati, distruggendo negozi, picchiandosi con i poliziotti. Esattamente come nel film di Kassovitz. Vinz (uno dei protagonisti) ed Uber (altro protagonista), vivono una sorta di conflitto pur essendo vittime allo stesso modo del sistema. 
Nella scena del bagno, Vinz dice che vuole uccidere un poliziotto, che è stufo e vuole pareggiare i conti dopo che uno di questi ha brutalmente assassinato un loro amico. 
Ed Uber - pur essendo suo compagno - gli risponde: “Se solo fossi andato a scuola sapresti che l’odio chiama l’odio. L’odio chiama l’odio”. 
Ecco l’istantanea di quello che succede oggi. Un conflitto all’interno del conflitto, tra vittime della stessa mattanza. 
Perché impariamo da quel film che se è pur vero che di fronte alla società e di fronte alla giustizia abbiamo il diritto di essere giudicati tutti alla stessa maniera, nello spirito, poi, siamo ognuno diverso dall’altro.  Perché la magnificenza della nostra specie è la diversità: ma solo se la si prova a comprendere. 
Per questo, nonostante abbia cercato in tutti i modi di farmi un’idea sulla situazione Americana, non riesco ad esprimere un’opinione sulle vicende di questi giorni. 
Hanno ragione i pacifisti? Hanno ragione i guerriglieri? Ha ragione Trump? Non lo so. 
Chi non ha ragione è sicuramente Derek Chauvin, il poliziotto che ha tenuto il ginocchio premuto sul collo di George Floyd nove interi minuti. 
Così come non avevano ragione i poliziotti che uccisero Rodney King. 
O se preferite - per citare dei casi nostrani - quelli che hanno ucciso Stefano Cucchi, Aldrovandi, Rasman e molti altri. 
Chi non ha ragione è chi crede di essere legittimato ad uccidere, solo perché riveste una carica. 
Ed è ancora più tragico se chi crede di avere una posizione sociale superiore a chiunque, crede anche di avere una superiorità razziale, incatenato in un sentimento d’odio che ad oggi, è lancinante vedere come riesca ancora a sopravvivere. 
Non me ne vogliano quei poliziotti che fanno il loro mestiere con una grandissima dedizione ed un magnifico impegno. Non faccio di tutta l’erba un fascio. Mai. Ma è aberrante quando ad uccidere è lo stato. 
Quando chi viene incaricato di proteggerti e di aiutarti, diventa il nemico da cui scappare, allora il buio è più buio del solito e distinguere in una tale oscurità il bello e il brutto diventa difficile. 
Perché il mondo è una magnifica scatola in cui tutti abbiamo lo stesso diritto di entrare e stare comodi, senza però mai inginocchiarci sugli altri. 
Ed a quelli come Derek Chauvin, che credono di avere il mondo in mano, dedico il gesto di Said (terzo protagonista del film) quando da un cartellone con la scritta “Le Monde est à vous” cancella la lettera v per sostituirla con la lettera n. 
Perché “Le monde...est à Nous”.