Ricominciare con buonsenso

La virulenza del coronavirus si sta attenuando, ma occorre...

Ricominciare con buonsenso

Stefano Cozzaglio 03-06-2020 12:00

Passati questi primi mesi del 2020, che io ricorderò come i più infausti della mia vita, ed avere assistito ad una sorta di sabba mediatico gestito, nel bene e nel male da tutta una serie di attori che si sono mossi spesso senza coordinamento tra di loro, sembra che la virulenza del coronavirus si stia attenuando.

Sia merito delle indicazioni di allontanamento sociale o di altre cause non lo sapremo mai in quanto le iniziative sanitarie proposte sono tuttora contrastanti fra di loro e non possono essere considerate da sole come risolutive.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento bisogna porre l’accento sugli interventi sia proposti che attuati per evidenziarne spesso la scarsa incisività ed alcune volte anche l’errore di fondo che li aveva generati.

A fronte di una situazione di generale desiderio di ripresa ora bisogna ricominciare ad organizzare il mondo del lavoro sofferente di un periodo di fermo troppo lungo. Certo, il problema sanitario si presentava come prioritario da affrontare, ma ora la macchina economica deve riprendere a funzionare per riguadagnare il troppo tempo perduto.

Non tutte le attività sono state ugualmente penalizzate, ma sicuramente ve ne sono alcune sia particolarmente colpite nel passato che in molti casi così stravolte anche nella ripresa da fare dubitare di potere ricominciare.

Tra l’altro, la nostra economia che si basa sostanzialmente sulla lavorazione e sulla trasformazione delle materie prime, deve può assolutamente disporre di un adeguato sistema di interscambio di persone, informazioni e merci. Ogni rallentamento nei trasporti e nel libero scambio di denaro si rivelerà estremamente dannoso per tutta la nostra bilancia economica.

Se non si arrivano a definire in maniera soddisfacente tutte le modalità da rispettare, per potere riprendere con i ritmi necessari gli spostamenti delle persone e delle merci non ci sarà nessuna ripresa.

Senza un’accettabile possibilità di spostamento saranno moltissimi i settori che andranno in crisi, perché impossibilitati ad espletare le proprie funzioni.

Tutto il settore turistico-ricreativo con il relativo indotto sportivo e culinario per poter funzionare deve disporre di tempi, spazi e capitali esenti da vincoli troppo stringenti.

  1. il settore dei viaggi risulta pesantemente colpito non solo da problemi di ordine tecnico sui mezzi di trasporto (spazi, orari, distanziamento sociale) ma anche da un diffuso pessimismo verso gli altri che ci è stato instillato dai mezzi di informazione in questo lungo periodo di asocialità coatta.

Risulta di scarsa utilità la riapertura di mostre, musei, esposizioni varie in questo clima di norme e distanze da rispettare e contatti sociali da evitare. A tutto va naturalmente aggiunta una carenza di positività verso il futuro alimentata sia dalla pletora di norme di tutti i generi che ci arrivano sulla testa e che trae la sua giustificazione anche nella carenza di liquidità che in molti settori comincia a farsi sentire.

Se finalmente questo virus, come molti auspicano, dovesse per cause a noi ignote perdere virulenza e poi scomparire, molti settori potrebbero risollevarsi senza grossi problemi facendo affidamento solo su un aiuto di liquidità e di positiva voglia di ricominciare.

Diversamente se la convivenza con l’epidemia dovesse continuare a lungo, troppi sarebbero i settori che senza una radicale trasformazione potrebbero sopravvivere.

Solo per citarne alcuni tutte le manifestazioni sportive e non con grosse presenze di pubblico: concerti, esibizioni artistiche, mostre d’arte internazionali, viaggi turistici sarebbero irrealizzabili.

Come se non bastasse questa limitazione nella gran parte delle manifestazioni che richiedono una forte presenza di pubblico, bisognerebbe ristrutturare quasi tutti i mezzi di trasporto pubblici esistenti, che attualmente non rispondono ai requisiti di distanziamento sociale richiesti e che diventano automaticamente antieconomici da gestire.

Accettare un simile cambiamento vuole dire che tutti i mezzi devono essere o diventare monopersonali almeno monofamiliari rendendo per contro inutilizzabili o almeno troppo costosa la gestione di navi, treni, aeroplani, pullman, metropolitane ecc. A questo proposito va anche fatto cenno alla proposta dell’incremento del traffico ciclabile, che di per sé può essere anche una ulteriore via per alleggerire la richiesta di trasporto fatta dagli utenti che non troverebbero soddisfazione dall’attuale trasporto pubblico.

Ma se Atene piange, Sparta non ride, perché anche alcuni settori che al momento si sono lanciati sul lavoro da remoto, per riuscire a non interrompere ogni attività utilizzando i mezzi informatici sicuramente non sono riusciti a mantenere né i tempi, né l’efficienza originaria.

Banche, assicurazioni, pubblici uffici e postali sono stati penalizzati da orari limitati. C’è stato un calo di efficienza diffusa e tempi necessari per evadere le pratiche ordinarie decisamente più lunghi. Un discorso più complesso tocca il mondo dell’istruzione, gravato oltre che dalla riorganizzazione delle procedure di insegnamento, anche dalla gestione degli spazi fisici e del trasporto degli studenti sui mezzi pubblici.