La solitudine degli asintomatici

Covid, una tragedia che ha colpito nel profondo di ognuno di noi

La solitudine degli asintomatici

Leonardo Giordani 23-05-2020 12:00

Durante questi mesi di pandemia in cui la nostra concezione di vita e di libertà è stata completamente stravolta, le nostre attenzioni si sono rivolte (giustamente) per le vittime di questa di tragedia che direttamente o indirettamente ha colpito nel profondo ognuno noi.

Ed è giusto e sacrosanto, ricordare ed onorare ogni vittima che per colpa di questo maledetto virus ha abbandonato per sempre le case che abitava, le persone che amava, le strade che percorreva.

Ma ritrovandomi a riflettere molto, durante questa quarantena, mi è venuto alla mente il fatto che ci sono altre vittime in tutto questo: gli asintomatici. Costretti ad un’esistenza nell’anonimato, sia pubblico, che intimo. Perché potremmo esserlo tutti, completamente privi di consapevolezza ed abbandonati a noi stessi.

Sta al senso civico e alla coscienza di ognuno di noi calcolare il rischio e vivere con le precauzioni necessarie a far si che questa inconsapevolezza non risulti dannosa. Ma se per le conseguenze sulla salute fisica nessuno possedeva le armi adatte per combattere, per le conseguenze che ci saranno sulla salute mentale è tutta un’altra storia. Perché, vivere sapendo di poter essere infetto, senza però mai averne la certezza, rischia di abituarci ad una condizione orribile di solitudine. Sia per chi non riesce più ad affezionarsi alle persone per paura di mettere a rischio se stesso, sia per chi ha un senso civico cosi forte che facendo il discorso opposto rinuncia all’amico di una vita o alla propria nonna perché teme di esserne una minaccia.

Chi ne uscirà vincitore da tutto questo sarà quell’oscura sfera che si chiama depressione. Perché anche io, che mantengo sempre un’aspettativa di speranza molto alta, vacillo un po’ nel vedere che le persone più fragili e anche quelle più consapevoli, vengono allo stesso modo abbandonate a loro stesse.

Perché può anche essere colpa mia se vado a fare un aperitivo incurante del pericolo che corro o che faccio correre agli altri. Ma di chi è la colpa se non posso sapere qual è il mio status di salute? Forse di chi non fa i tamponi, e consente i test sierologici, ma a pagamento in alcune regioni; tutto questo racconta di un’applicazione di tracciamento che però poi nessuno sa che fine abbia fatto.

Forse, se io mi ammalo o faccio ammalare qualcun’altro, è per colpa mia… Ma forse è anche colpa di una politica che non si prende le proprie responsabilità.

Perché i nobili cavalieri del motto “andrà tutto bene” ci hanno raccontato che questo virus ci avrebbe unito di più e magari alla fine così sarà. Ma se così sarà allora vorrà dire che laddove un virus unisce, la politica divide.

Lo sta facendo la regione Lombardia mettendo i test a pagamento e lo sta facendo il sindaco di Milano elargendo rimproveri e minacciando ultimatum alle attività per colpa di una polemica su cui nessuno si è nemmeno mai troppo impegnato di verificarne la veridicità.

Lo fa il governatore della Campania, con le sue dirette Facebook in cui “bastona” e “castiga” ogni cittadino che non mostra una piena conoscenza di quanto detto nei decreti. Decreti su cui apro una piccola parentesi dicendo che:

pur essendo comprensibili per molti, sono allo stesso tempo incomprensibili per tanti. E non ci si può stupire che siano più le fake news richieste che le domande apposte se si scrivono delle leggi senza considerare che l’Analfabetismo funzionale in questo paese è una realtà importante. Ed anche questo, a parer mio, ritrae il volto di una politica eccessivamente burocrata ed infinitamente lontana da quella che è la condizione del proprio popolo.

In sostanza, io non voglio dire che è tutta colpa delle figure istituzionali, ma per sapere se sono un pericolo per gli altri, sono loro che devono darmi gli strumenti per scoprirlo.

Perché quando usciremo da tutto questo, ci sarà comunque da domandarsi se sarà il caso di vedere un amico, la fidanzata o la nonna. E Saranno le istituzione che dovranno impedire alla ferita causata da questa pandemia di non scavare nel profondo.

Perché se qui qualcuno non si prende le proprie responsabilità, molte persone, non faranno mai più ritorno ad una vita normale, poiché incatenate in un limbo di incertezze che a differenza del Covid-19, si poteva evitare.

Io li perdono gli sbagli di chi, istituzionalmente, si è trovato in mano una situazione incapace da gestire. Senza dimenticarmi mai che dietro la figura di chi firma quei decreti, spesso c’e una persona che con la stessa penna firma i libretti scolastici dei figli, che con la stessa voce con cui dice a noi che andrà tutto bene, lo dice anche alla sua famiglia e che come tutti noi teme per la sua salute e quella dei suoi cari.

Ciò che non accetto è chi non vuole rimediare ai propri sbagli, scatenando una guerra tra poveri, abbandonando le persone al loro destino. Perché, forse, la politica non riterrebbe colpevole, neppure se si dovesse estinguere la razza umana. Ma le sue colpe saranno innegabili se ad essersi estinte saranno state le strette di mano o i baci sulla guancia, gli abbracci lunghi un secolo.

Siamo tutti - tranne chi di questo virus ne ha pagato un prezzo caro - asintomatici. E dobbiamo chiedere alle istituzioni di renderci consapevoli, per poter essere asintomatici temporanei e impedirci di diventare asintomatici eterni, destinati ad essere soli.