Riflessioni sulla Chiesa in epoca di Coronavirus

L’angoscia e la paura di fronte alla morte

Riflessioni sulla Chiesa in epoca di Coronavirus

Emanuele Carlo OSTUNI 06-05-2020 12:00

Il Coronavirus ha ucciso ogni punto di riferimento, tranne l’angoscia di vivere quel sentimento che ci avvolge quando il nemico che minaccia le nostre vite è invisibile e viscido nel suo agire, facendo si che la Fede e la Chiesa si pieghino a questa triste sensazione.
Gli edifici di culto sono interdetti alle messe dal vivo, che in alternativa vengono trasmesse attraverso i canali tematici e televisivi; questa categorica disposizione non rappresenta di per sé una novità. Infatti, già durante la peste del 1656, Papa Alessandro VII° decretò la chiusura degli edifici di culto, onde evitare che la pestilenza dilagasse; sicuramente avrebbe fatto molte più vittime allora di quelle che attualmente sta mietendo il Covid-19. Nel 1576 durante la medesima epidemia di Milano (non quella del 1629 - 1631 di Manzoniana memoria che uccise in Italia del Nord 1.100.000 persone in). Il Governatore Spagnolo di allora dispose l’entrata in città in numero contingentato di persone, insieme a un documento che attestasse la non infettività degli entranti. Inoltre, il Cardinale Carlo Borromeo (S. Carlo celebrato il 04 Novembre) aveva dato disposizione di costruire delle cappellette in alcuni punti delle strade del capoluogo Lombardo, per chi a distanza voleva assistere alla messa. Lui stesso inoltre soleva distribuire ai bisognosi delle monete, che erano custodite in un contenitore pieno di aceto per renderle disinfette, tenendo a debita distanza (anche tre metri) i fedeli. Viene naturale considerare che la medicina non è certamente quella di allora e soffermarsi sul fatto che in un mondo progredito, le uniche costanti rimangono, l’angoscia e la paura in fronte alla MORTE questa MORTE che la società ha rimosso dal suo vocabolario insieme alla parola di DIO.