“Una guerra che dobbiamo vincere tutti insieme”

Covid-19: intervista esclusiva al Prof. Pierachille Santus

“Una guerra che dobbiamo vincere tutti insieme”

Ubaldo Bungaro 06-05-2020 12:00

La pandemia provocata dal coronavirus, tecnicamente chiamato Sars-CoV-2, ha causato una grave emergenza di sanità pubblica mondiale attraverso una malattia, a preponderante manifestazione polmonare/respiratoria, denominate Covid19.

La Lombardia è la regione Italiana che maggiormente è stata colpita da questa infezione virale, causando un importante numero di soggetti infetti con una elevata quota di mortalità.

Parliamo di questa situazione con il professor Pierachille Santus, Docente di Malattie Respiratorie all’Università degli Studi di Milano e direttore della Pneumologia dell’Ospedale Sacco.

Professor Santus, ad oggi a che punto siamo?

“Fortunatamente la situazione ad oggi, come dimostrano i dati epidemiologici, è migliorata e sia il numero dei ricoverati che la gravità dei medesimi è calata. Infatti, nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un minor afflusso di pazienti nei Pronto Soccorsi peraltro con quadri clinici meno gravi ed impegnativi”.

Come è stata la sua esperienza nella gestione clinica di questa emergenza?

“Una grande esperienza medica, scientifica ed umana. Non le nascondo che all’inizio abbiamo avuto dei momenti umanamente difficili e molto pesanti. Abbiamo visto morire persone senza poter fare molto, anche se si è sempre fatto il massimo possibile, e le assicuro che questo non è bello!

In questi momenti si è dovuto gestire, in primis i pazienti, ma nello stesso tempo anche tutte le persone della mia equipe; infatti tutti gli operatori sanitari sono stati esposti ad un elevato rischio di born out. Debbo però spendere una parola di ringraziamento anche per la nostra Direzione Generale e Medica, che con costante presenza e dedizione ci ha sempre assistito e sostenuto in questa battaglia”.

Si sente dire che in questa fase, un numero elevato di soggetti positivi è al proprio domicilio, è vero?

“Si è vero, fortunatamente oggi i pazienti sono meno gravi e nella maggior parte dei casi vengono curati e seguiti al proprio domicilio. Noi in Ospedale vediamo prevalentemente pazienti con quadri clinici più severi che sono ormai caratteristici di persone anziane che soffrono di malattie croniche; questa situazione rende queste persone più deboli e con un sistema immunitario meno attivo”.

Perché la malattia, nella maggioranza dei casi, si presenta con quadri clinici lievi?

“La presenza di quadri clinici lievi e moderati può essere legata a diversi fattori. In primo luogo direi che il lookdown ha promosso il distanziamento sociale e quindi la minor esposizione al virus e alla carica virale. In secondo luogo non è da escludere, anche se non c’è un comune accordo su questo punto, potrebbe essere che il virus con il tempo abbia perso virulenza e quindi sia meno aggressivo”.

Quali farmaci abbiamo a disposizione ad oggi per curare i malati affetti da COVID19?

“Una cura specifica ancora non esiste. Debbo però dire che in soli due mesi abbiamo le idee un poco più chiare. Ciò deriva, sia dall’esperienza clinica che dai dati scientifici. Oggi sappiamo bene cosa non utilizzare, sappiamo cosa può aiutarci a migliorare la condizione clinica dei pazienti e siamo fiduciosi che alcune novità possano essere disponibili a breve.

Si sente parlare di Plasma iperimmune, cosa ne pensa?

“Idea interessante con un presupposto scientifico robusto. I dati clinici e le esperienza di alcuni centri sembrano confortanti, rimaniamo però in attesa di vedere le pubblicazioni scientifiche che ci possano aiutare a capire in modo definitivo se e come procedere”.

E il Vaccino?

“Il vaccino è in fase di sviluppo, c’è una grande corsa allo sviluppo e sembrano esserci dati confortanti anche in questo senso. Certo dobbiamo aspettare il corso della ricerca clinica che deve passare attraverso degli step obbligati a garanzia dell’efficacia e della sicurezza. Credo che si arriverà ad un utilizzo su larga scala non prima del prossimo anno”.

Da questa apertura cosa dobbiamo aspettarci e soprattutto come dobbiamo comportarci?

“La parziale riapertura del 4 maggio sarà una prova, prima di tutto, relativamente al senso di responsabilità civile di ognuno di noi. E’ vero che la riapertura è stata possibile perché il famoso R0 è inferiore a 1 ed esattamente sembra essere ad un valore di 0,75 (secondo alcune fonti anche a 0,53), quindi si è ridotto il rischio di essere contagiati, ma ciò non è sufficiente. Dobbiamo essere ferrei nell’utilizzo costante della mascherina, nel lavaggio delle mani, nel mantenere le distanze e nell’evitare assembramenti di persone. Non possiamo vanificare tutti gli sforzi e i sacrifici fatti fino ad ora. Questa è una guerra che dobbiamo vincere tutti insieme, ognuno nel proprio ruolo, ma accanto a degli atteggiamenti che devono essere comuni a tutti”.