Errori nella gestione dell'epidemia Covid-19

La Federazione nazionale degli ordini dei medici scrive una lettera alla Regione

Errori nella gestione dell'epidemia Covid-19

Cristina Fabris 08-04-2020 12:00

Sono almeno 7 errori nella gestione dell'emergenza coronavirus in Lombardia che hanno prodotto "la situazione disastrosa in cui si è venuta a trovare la nostra regione, anche rispetto a realtà regionali" vicine (al 6 aprile si contavano 51.534 casi e 9.202 morti con circa il 39% dei decessi e il 55,7% di deceduti d’Italia).

Li esplicita la Federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fromceo), in una lettera indirizzata ai vertici della sanità lombarda che inizia con un netto “Non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità, ma la presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia può risultare utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi.” Sotto accusa una "evidente assenza di strategie relative alla gestione del territorio" e "l'interpretazione della situazione solo nel senso di un'emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un'emergenza di sanità pubblica", in un contesto in cui "la sanità pubblica e la medicina territoriale - sostengono i firmatari - sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra regione".

Riportiamo testualmente i sette punti precisando che il comunicato poi riporta alcune indicazioni, che, a detta della Federazione, potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.

1) La mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’ esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. I dati sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il mondo si chiede le ragioni dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti. 2) L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio. 3) La gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane (nella sola provincia di Bergamo 600 morti su 6000 ospiti in un mese). 4) La mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio (MMG, PLS, CA e medici delle RSA) e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia. 5) La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc.). 6) La mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio. 7) Il mancato governo del territorio ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero.

“La situazione disastrosa in cui si è venuta a trovare la nostra Regione, anche rispetto a realtà regionali viciniori, può essere in larga parte attribuita all’interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica. La sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra Regione. La situazione al momento risulta difficile da recuperare”