Gallera: “Le abbiano azzeccate tutte”

Una frase dell’assessore ha suscitato polemiche

Gallera: “Le abbiano azzeccate tutte”

Cristina Fabris 08-04-2020 12:00

Sono 132.547 i casi positivi (+2,8%) e 16.523 i morti (+4%) per l’emergenza coronavirus, alle 17 del 6 aprile di cui in regione Lombardia 51.534 casi e 9.202 morti: abbiamo quindi circa il 39% dei decessi e il 55,7% di deceduti.

I numeri parlano chiaro e la frase dell’assessore appare del tutto fuori luogo, come denunciato in una lettera la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri inviata alla Regione lunedì scorso e di cui riporteremo uno stralcio.

Segnaliamo la denuncia di alcuni gravi errori e tralasciamo le facili polemiche su frasi infelici, come quelle di Gallera che ha sostenuto che gli asintomatici non sono contagiosi oppure che se muniti di mascherina non c'è bisogno di tenere le distanze, o del presidente Fontana: “Sicuramente le mascherine risolvono il problema al 100% e i foulard al 30-40%. Ma piuttosto che niente è meglio piuttosto». No, le mascherine non lo risolvono al 100%

Il primo errore riguarda le famose mascherine. Se oggi la Regione Lombardia ne è priva, come degli altri dispositivi di protezione individuale, è solo colpa della Regione stessa. A dirlo chiaramente è stato il consigliere regionale della Lombardia Massimo De Rosa: “Altro che briciole da Roma. Lo Stato paga, la Regione decide acquisti e distribuzione. I dati richiamano Fontana e Gallera alle loro responsabilità”. E cosa dicono i dati? Innanzitutto che il Pirellone si è mosso con colpevole ritardo, nonostante fosse stato ripetutamente avvertito sia da Roma, sia dalla Protezione civile, sia dalla lettera che il 4 febbraio la FIMMG (la Federazione dei Medici di Medicina Generale) aveva inviato all’attenzione di Fontana.

A metà febbraio, finalmente, partono tramite ARIA spa (centrale acquisti per Regione Lombardia), i primi ordini. Si punta al prezzo al ribasso e alla quantità. Risultato? “La scoperta, all’inizio di marzo, che un ordine da 4 milioni di mascherine era da annullare”, spiega ancora De Rosa. Il motivo è sconcertante: “L’azienda si era rivelata inesistente”, come confermato dallo stesso assessore Davide Caparini. E così la Lombardia è arrivata al culmine dell’emergenza senza scorte e con un ordine scoperto perché fatto a una società che non esisteva più

È calcolato che il fabbisogno regionale si attesti attorno ai 9 milioni di mascherine al mese e la Protezione Civile è arrivata in soccorso dell’inefficienza lombarda inviando circa 7,3 milioni di mascherine (quasi 5 milioni chirurgiche e 2,3 milioni Ffp2): l’80%. Ma “la distribuzione dei DPI resta difficoltosa e le mascherine non arrivano dove dovrebbero arrivare”

Pazienti Covid-19 “a bassa intensità” nelle Rsa lombarde (case di riposo) per liberare posti letto negli ospedali: una decisione di Attilio Fontana e della giunta regionale lombarda, datata 8 marzo, che potrebbe essersi rivelata un vero e proprio disastro sanitario. Questo il secondo grave errore.

Luca Degani, che lavora per Uneba, un’associazione che rappresenta un migliaio di enti socio-sanitari, critica la scelta fatta nei primi giorni dell’emergenza. “Chiederci di ospitare pazienti con i sintomi del COVID-19 è stato come accendere un cerino in un pagliaio”. Degani –– si riferisce alla delibera XI/2906 emanata dalla regione l’otto marzo (PDF), in cui si chiedeva alle RSA, cioè le case di riposo, di ampliare «”la ricettività dei pazienti” in modo da ospitare i casi meno gravi di persone infettate da coronavirus, e liberare così alcuni posti letto negli ospedali (e permettere al personale sanitario di concentrare le energie sui casi più gravi).”Quella delibera della giunta regionale l’abbiamo riletta due volte, non volevamo credere che dalla Regione Lombardia potesse arrivarci una richiesta così folle”, ha spiegato Degani. Già da settimane gli anziani erano considerati fra le categorie più a rischio di contrarre il coronavirus in forme gravi, perché spesso soggetti a patologie pregresse (soprattutto se ricoverati in strutture sanitarie come le RSA). Poco dopo la sua approvazione la delibera era stata criticata dai sindacati e dai partiti di centrosinistra ma Giulio Gallera, aveva difeso la misura sostenendo che i pazienti positivi al coronavirus potevano essere ospitati solo nelle RSA che avevano “piani separati, padiglioni separati o strutture indipendenti; con personale dedicato per pazienti stabilizzati che sono in via di guarigione o che non hanno particolari T problemi”. Eppure la gestione confusa della realtà delle Rsa e dei centri diurni per anziani ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane: nella sola provincia di Bergamo, 600 morti su 6.000 ospiti in un mese.

La polemica sulla zona rossa nei comuni di Alzano-Nembro, polemica voluta da Fontana, è stata chiusa in un nano secondo. "Se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto fare la zona rossa in piena autonomia" come altri governatori hanno fatto, aggiungiamo. La replica del governatore Attilio Fontana: "Se c'è colpa è di entrambi" però il governo ha dichiarato zona rossa tutta la Lombardia, Fontana no. E Infatti: "Ho approfondito e effettivamente c’è una legge che lo consente", ha detto Gallera, ad Agorà su Rai Tre. Perché allora non è stata create subito la zona rossa che avrebbe forse contenuto gli effetti tragici del contagio? "Noi eravamo convinti che sarebbe stata attivata la zona rossa di lì a pochi minuti" e "non avrebbe avuto senso fare un'ordinanza, quando tutti i fatti concludevano che il Governo la stava facendo", ha ricostruito l'assessore.

Infine, nelle stesse ore in cui chiede alla gente di “Non uscire di casa neanche per una boccata d’aria”, il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana ha la brillante idea di dare appuntamento a una sessantina di persone in un luogo chiuso, senza il rispetto del metro di distanza, per inaugurare il nuovo ospedale alla Fiera di Milano. Non è dato sapere per quanti posti, una cinquantina forse, anche se Gallera parla di 12/24. All’inizio si parlava di un ospedale da campo sul modello di quello realizzato a Wuhan, dotato addirittura di 600 posti in terapia intensiva. Ci sono voluti 22 giorni per costruirlo ed è costato 25 milioni. Senza clamore o feste è invece stato aperto l’ospedale realizzato dall’Associazione Nazionale Alpini all’interno dei padiglioni della Fiera di Bergamo, costruito in nove giorni tondi tondi. Partito come idea di struttura campale d’emergenza il progetto è stato modificato in corsa, per giungere ad ottenere un vero e proprio ospedale con 72 posti di ricovero in terapia intensiva e altrettanti in condizioni sub intensiva. Volontari alpini e artigiani da tutta la provincia hanno lavorato gratuitamente.

Insomma, se in Lombardia ci si ammala e si muore più che altrove in tutta Italia, un motivo c’è. Sicuramente.