Editoriale

L’informazione, riconosciuta prioritaria nell’emergenza…

Roberto Fronzuti 05-05-2020 15:08

Il settore dell’informazione, al quale fanno capo anche le tipografie che stampano giornali e riviste, è stato giustamente ritenuto prioritario nell’ambito dell’emergenza sanitaria, che ha determinato la serrata delle attività produttive e commerciali. Evitiamo volutamente gli inglesismi in questo nostro articolo, nella consapevolezza che l’uso della lingua italiana, non possa che facilitare la comunicazione fra le persone, lo Stato e i cittadini.

Il cosiddetto Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) stabilì che giornali e periodici potessero essere pubblicati, anche durante la lotta al coronavirus. Il riconoscimento della nostra attività come fondamentale è importante, in un momento tragico come quello attuale.

Di fronte all’odierna limitazione di movimento delle persone, è rilevante che la libertà di stampa, prevista dall’articolo 21 della Costituzione, non sia stata messa in discussione. Ed è proprio in funzione della possibilità di denunciare attraverso la stampa quelle che si ritengono essere le ingiustizie patite dagli anziani nelle case di riposo e, più in generale, dai cittadini negli ospedali, che la magistratura si sta muovendo per fare giustizia.

Il riconoscimento da parte dello Stato del ruolo della stampa e degli stampatori è importante, ma il provvedimento del Governo

è caduto in una pratica discutibile; da un lato si rende possibile la redazione e la stampa dei quotidiani, e dall’altro non è stato considerato il diritto del cittadino di andare a comprare il giornale in edicola. Più in generale è consentito recarsi a fare la spesa, ma che fare di fronte all’autocertificazione? Sull’autocertificazione scrivo che sto andando a comprare il giornale? Questo aspetto dovrebbe essere stato chiarito senza ombra di dubbio nel Dpcm; viceversa è inutile tenere aperte le edicole. E’ una forte contraddizione!

Purtroppo, la crisi conseguente il coronavirus, rischia di dare il colpo di grazie alle edicole e ai giornali. Di oltre 30 mila edicole operanti in Italia, negli ultimi anni hanno chiuso la metà. Il problema non è solo economico e occupazionale. Edicole chiuse vuol dire anche tipografie in crisi. Per contro, preoccupa la caduta sul piano culturale. In Italia il 70% dei cittadini rientrano nell’alfabetismo; è il risultato di una recente indagine. Due italiani su tre sono incapaci di leggere un testo e commentarlo.

La situazione non è allegra, ma noi vogliamo sperare che, dopo il coronavirus, l’Italia possa andare verso un risorgimento, così com’è accaduto nel Dopoguerra, che ha visto il nostro Paese rinascere e diventare una delle economie più importanti del mondo.