Ragazzo ucciso dal convoglio della MM3

MILANO / Dipendente Atm della stazione Rogoredo condannato a un anno di prigione e 340.000 euro di risarcimento

Ragazzo ucciso dal convoglio della MM3

Il giovane rientrava da una serata con gli amici

Cristina Fabris 06-12-2017 12:00

Santiago Galindo, ventiduenne di origini sudamericane residente a San Donato, è morto il 24 aprile scorso travolto da un treno della metro 3 alla fermata di Rogoredo. La sera prima era uscito a festeggiare con gli amici l’assunzione in una filiale di “Zara” dove avrebbe iniziato il 2 maggio. Ma da quella maledetta notte, non tornò più a casa: cadde sui binari della linea gialla e fu travolto da un treno che lo uccise, sul colpo. Martedì scorso il verdetto, dopo lunghe e accurate indagini: condanna per omicidio colposo e un risarcimento di 340mila euro, ai genitori e ai due fratelli della vittima, per il dipendente dell’Atm, che era davanti ai monitor della banchina della stazione Rogoredo (linea M3, “Gialla”), quando il giovane venne travolto da un convoglio. Il dipendente aveva raccontato che mentre stava controllando i monitor dell’altra banchina, più affollata, gli era sembrato di scorgere “un’ombra alla fine della banchina dispari, che subito dopo era sparita”. Non aveva tuttavia capito, che si trattasse di un uomo. Sceso in banchina, a fine galleria aveva scorto un corpo prono sul binario, era tornato in cabina per azionare il pulsante di emergenza, ma il treno era arrivato prima. Più estesa la dinamica dell’avvocato di parte civile, Isabella Cacciari. La legale, incrociando filmati dell’inchiesta interna Atm e i testi, ha ricostruito che il giovane, in stato di ebbrezza, era arrivato in stazione alle 9.15 scendendo da un treno. Non era uscito, ma era rimasto seduto su una panchina della stazione faticando a reggersi in piedi. L’incidente intorno alle 9.52 quando, barcollando, si era diretto verso l’imbocco della galleria. Ma proprio durante questo tragitto aveva urtato qualcosa rimbalzando sulla linea di sicurezza, alle 9:53 cadeva sui binari. Dopo altri 64 secondi, il dipendente di Atm era intervenuto sulla banchina e circa 20 secondi dopo si è verificato il dramma. Secondo il magistrato Paolo Storari, l’incidente si poteva evitare “poiché la caduta è avvenuta quando il treno era fermo nella precedente stazione Porto di Mare”. Decisiva la violazione di due ordini di servizio del 2004: o l’avviso ai conducenti di un pericolo potenziale con conseguente riduzione della velocità, o la chiusura dei segnali della stazione con automatica frenata dei treni, che avrebbero impedito la tragedia. Per la parte civile, il dipendente avrebbe dovuto intervenire mentre il ragazzo barcollava in banchina azionando l’allarme vocale per allontanarlo e attirare l’attenzione dei passeggeri.