I vigili in preda al mal di caserma

Apertura di un fascicolo per l’omicidio-suicidio del 22 giugno 2017

I vigili in preda al mal di caserma

R.F. 06-12-2017 12:00

L’apertura di un fascicolo presso la Procura di Milano seguito alla denuncia per vessazioni presentata dalla moglie del vigile suicidatosi a San Donato Milanese, ci obbliga ad analizzare nuovamente l’accaduto. L’omicidio-suicidio di San Donato Milanese è una tragedia che impone delle serie riflessioni. Il giorno 29 giugno 2017, il vigile Massimo Schipa, in preda a un raptus, impugna la pistola d’ordinanza e uccide il vice comandante Massimo Iussa. Poi rivolge l’arma contro di sé, suicidandosi. Sono bastati pochi attimi per mettere fine alla vita di due persone, distruggere le loro famiglie e porre molti interrogativi. Il terrore di quel giorno è ancora impresso negli occhi e nelle menti dei soccorritori. Il primo degli interrogativi che si pone, di fronte ad un fatto così grave, è che senso ha dare in dotazione la pistola ai vigili, che non frequentano preventivamente una adeguata scuola formativa, al pari dei carabinieri e della Polizia (abbiamo già trattato in passato l’argomento su queste pagine). Il possesso dell’arma non deve essere fine a sé stesso, ma una dotazione che giunge al termine di una scuola di formazione, che preveda una solida preparazione psicologica e psicofisica, che non può essere sostituita da visite periodiche cui vengono sottoposti i vigili. Una preparazione psicologica che consenta di affrontare in modo adeguato il confronto con i cittadini e i propri colleghi. Sono frequenti le aggressioni che i vigili ricevono ingiustamente da cittadini votati a delinquere. Può accadere anche ai carabinieri di essere oggetto di aggressioni, ma sono più rare. Questa è la dimostrazione della loro preparazione inadeguata. La divisa non fa il tutore dell’ordine, è fondamentale la preparazione. Purtroppo, c’è ancora chi è convinto che basti la divisa! Anzitutto in Italia, c’è un problema culturale; retaggio di mentalità che si tramanda dal passato che è propria dei regimi assolutisti. È un problema che riguarda le forze dell’ordine, ma più in generale l’apparato dello Stato. I più non vogliono mettersi in testa che sono lì per servire, e che i cittadini non sono sudditi. Anzitutto bisogna insegnare ai vigili l’importanza della tolleranza. La loro funzione dovrebbe essere educativa, non punitiva e portata con educazione e rispetto verso i cittadini. I vigili quando sono in servizio sulle strade (se ne vedono sempre meno) dovrebbero dimenticare certa prosopopea e comprendere i problemi del cittadino, lasciando come estrema possibilità la multa. È la funzione educativa dei cittadini in fatto di circolazione stradale e di prevenzione delle problematiche, che possono arrecare danno al sereno svolgimento della vita quotidiana degli abitanti. Mi è capitato più di una volta vedere una coppia che si ferma davanti alla farmacia; lui rimane in macchina e la moglie scende a prendere le medicine. I vigili si vedono raramente in giro, ma in questi caso l’agente invita in modo arrogante l’automobilista, che non intralcia minimamente, ad andar via. Noi pensiamo che il mal di caserma, la smania di protagonismo, l’aria da sceriffo, derivino da una mentalità del tempo passato che deve cambiare. Il mal di caserma dei vigili nasce anche dalla sedentarietà; non si vedono più in giro a protezione dei cittadini. Hanno perso il loro ruolo fondante. Signori sindaci, ordinate ai comandanti della cosiddetta Polizia locale di andare a svolgere il servizio per strada, vicini ai cittadini. Stare all’aria aperta, camminare per strada in mezzo alla gente fa bene e toglie certi grilli dalla testa. I vigili passano troppo tempo in ufficio; da qui il mal di caserma. C’è ed è molto nocivo. Crea rivalità e una convivenza astiosa, che può diventare pericolosa, come dimostra la tragedia di San Donato, che è costata la vita a Schipa e Iussa.