Editoriale

Il punto sull’economia

Osmano Cifaldi 10-07-2018 18:55

La stagione delle competizioni politiche-amministrative è finalmente finita. Speriamo anche che le inutili polemiche lascino il campo alla attenta gestione dell’Italia affidata come ormai si sa ad un accordo politico giallo-verde: una novità. 

La gente è pure stanca degli opinionisti, dei sondaggisti pifferai, degli inutili “guru”. Occorre ormai lasciare il campo ai fatti della nostra economia, della nostra socialità, del lavoro, del futuro e del grosso problema delle migrazioni. Gli elettori hanno fatto il loro dovere, ora sono i nuovi reggitori che devono fare il loro.

Per cominciare il nuovo governo si trova di fronte alcuni dati economici con cui   dovrà misurarsi, eccoli:

• Rapporto deficit/pil 2,3%

• Debito pubblico 2.300 

  miliardi di Euro 

• Inflazione 1,1% 

• Disoccupazione 11% 

  (giovanile 30%) 

• Produzione industriale Nord 1,8% Sud 1,4% Centro 1% (con stima per il 1919 in diminuzione) 

• 5 milioni di cittadini poveri assoluti 

• Aumento della delocalizzazione delle

  aziende nazionali 

• Aumento del precariato tra i lavoratori

  dipendenti 

• Evasione ed elusione fiscale consistente  

• Trattamenti pensionistici INPS per più

  della metà sotto i 1000 euro mensili 

• Numerosi giovani partiti per l’estero in

  cerca di lavoro.


Diciamo subito che con una produzione industriale corrente dell’1,50% contro una media dei Paesi dell’Unione Europea del 2,4% non è possibile ridurre l’imponente Debito Pubblico. 

Il rapporto deficit/pil del 2,3% (minimo consentito da Bruxelles 3%) non lascia sufficienti margini per ricavare denaro fresco da dedicare ad investimenti. La disoccupazione è troppo alta e siamo ancora lontani dalle percentuali fisiologiche di sicurezza 3-4%. L’inflazione si mantiene  ancora bassa; nel mirino minimo quota 2% che ci consentirebbe un poco di respiro d’ordine finanziario. Attualmente stiamo occupando le ultime posizioni nella classifica dell’Unione in fatto di occupazione, salari, D.P., produzione di ricchezza, povertà.

L’edificio economico nazionale è ancora retto dall’esport e dai sorprendenti numeri eroici del settore agricolo. Però l’esport, tenuto conto dei recenti venti protezionistici con la costituzione di dazi protettivi, intenzionali o effettivi degli U.S.A., non fanno fare sonni tranquilli. I dazi in genere vengono applicati per fronteggiare la concorrenza sleale quali il Dumping (vendita all’estero sottocosto di merci prodotte in casa) - politiche scorrette di merci importate senza il  controllo di qualità. 

Ma non è sempre così. 

Infatti la forza del nostro esport con i dazi protettivi da riconoscere si troverebbe a che fare con prezzi poco competitivi con la conseguente minaccia di vedersi ridurre la quantità di merci e prodotti dedicati all’estero, tra esse, eccellenze di grande prestigio e molto apprezzate. 

Questo vale principalmente per le nostre qualità alimentari già insidiate da una considerevole sofisticazione ed imitazione indicata da etichette debitamente falsificate ed ingannevoli. 

Comunque dobbiamo pure sposare un certo ottimismo alimentato dal fatto che in certi settori è prevista una crescita dell’occupazione: nel comparto immobiliare – nei servizi finanziari -  nella tecnologia - nell’agricoltura - nella sanità - nella ristorazione - nella turistica/alberghiera. 

È una sfida e per ingaggiarla con successo occorre la risolutezza e competenza del mondo politico non vuoto d’immaginazione, non esclusivamente polemico, un mondo imprenditoriale capace di cogliere ogni momento favorevole e non la fuga all’estero, una riduzione coraggiosa della tassazione individuale e sulle imprese che consentirebbe di sostenere i consumi ed una maggiore produzione e produttività.

Ed infine è opportuno consegnare ai lettori una riflessione sulla possibile quanto attesa applicazione della Flat Tax, la tassa che dovrebbe prevedere una diminuzione della tassazione generale. 

Provvedimento legato anche ad un possibile colpo di spugna sui conteziosi in essere per affrancare i nostri contribuenti dalla condizione di ostaggio del fisco sulle partite sospese. Cioè una sorta di condono generale. Insomma dare inizio ad un periodo di comprensione e composizione nei confronti dei contribuenti. 

Ricordiamo che la pressione fiscale complessiva è del 42,5% e l’evasione risulterebbe complessivamente di circa 130 miliardi, così si arriva a 35 euro evasi ogni 100 dovuti.

La scommessa della Flat Tax non è quello che costa ma quello che si prevede possa rientrare. Poi occorre stabilire le nuove aliquote e le possibili mancate detrazioni, in modo che le entrate fiscali rimangano uguali.

Si può fare, per dare un autentico respiro ai contribuenti, ma il provvedimento va studiato con estrema cura e rimanendo sempre legati a tutti gli eventi previsionali.

Sperando infine di non farsi troppo male.