Editoriale

Le riserve valutarie

Osmano Cifaldi 15-05-2018 20:20

Le riserve valutarie depositate nelle banche centrali degli Stati sovrani sono costituite da differenti valute internazionali ed hanno lo scopo di difendere la valuta e l’economia interna dalla domanda/offerta del mercato valutario e quindi per intervenire convenientemente sul tasso di cambio che deve mantenersi ad un livello costante. Una sorta di tutela per potere operare con maggiore sicurezza nelle circostanze critiche. 

Le riserve valutarie nei forzieri delle banche centrali sono costituite dalle più solide valute del mondo. 

La moneta maggiormente accantonata è ancora il dollaro U.S.A., segue l’Euro, il Franco svizzero, la Sterlina, lo Yen.

Esistono inoltre altri tipi di riserve mondiali: in oro – platino – metalli rari come l’uranio. In una economia equilibrata ed in salute, le riserve dovrebbero coprire almeno sei mesi di importazioni. Mentre una copertura di due/tre mesi è considerata critica.

Come abbiamo già indicato, il dollaro U.S.A. è la valuta a tutt’oggi più presente nelle riserve degli Stati. 

Infatti le riserve mondiali in dollari, secondo i dati del Fondo monetario internazionale  vengono calcolate in circa 6.000 miliardi e ad una percentuale del 64%, seguono l’Euro con 1.850 miliardi di dollari, lo Yen, la Sterlina ed il Franco svizzero. Molto indietro la moneta della Cina.

Dunque le riserve in valuta che riposano nei “caveaux” delle banche centrali è costituito dal 64% in dollari U.S.A.

Nella prima metà del secolo scorso, la Sterlina, al tempo dell’Impero Britannico, era la moneta più appetita e conservata, oggi però è il biglietto verde che la fa da padrone.

Quali gli Stati che hanno più riserve? Le maggiori riserve in valuta straniera risultano detenute da Cina – Giappone – Eurozona – Russia – India – Brasile – Corea del Sud – Taiwan – Singapore.

L’Italia, prima del varo dell’Euro, occupava il 12° posto come consistenza delle riserve complessive, ora è la Banca centrale Europea che conserva le riserve in valuta di ogni singolo Paese europeo aderente all’Euro.