Editoriale

Il lavoro è diventato una risorsa povera

Roberto Fronzuti 05-12-2017 16:16

La disoccupazione a due cifre non è il solo grande problema del mondo del lavoro. Il valore, le cose che si possono fare con lo stipendio sono sempre minori rispetto al recente passato. Agli inizi degli anni ’60-70 erano sufficienti cinque stipendi per acquistare un’utilitaria. Due giovani lavoratori che si sposavano potevano acquistare tranquillamente la casa, pagare il mutuo e vivere in modo soddisfacente. Il lavoro è diventato una risorsa povera. Nell’ultimo quarto di secolo il precariato l’ha fatta da “padrone”. Le autorità governative e gli organismi statali, addetti al controllo, hanno fin troppo tollerato le forme di lavoro tese ad eludere il tradizionale avviamento al lavoro, con il riconoscimento dell’anzianità, le ferie e la liquidazione. Le cosiddette “partite Iva” hanno sostituito i contratti lavoratore-impresa, pur in presenza di un rapporto di dipendenza a tutti gli effetti. Anche i Co.co.co (Collaborazioni continuative coordinate), nella quasi totalità dei casi sono stati usati per eludere l'assunzione. La stessa considerazione vale anche per i contratti di formazione. Il risultato di questo stato di cose è la mancata contribuzione ai fini pensionistici. I lavoratori che oggi hanno 40-50 anni, vittime del precariato, si troveranno a percepire una misera pensione. C’è un caso emblematico chiamato Ilva, per far comprendere il dramma dell’occupazone e di come il tutto si sia ridotto ad una questione di vile denaro. Da un lato c’è la prospettiva di perdere il posto di lavoro e dall'altra di continuare a vivere in una fabbrica insalubre che provoca l’insorgere di tumori. A fronte di una proposta di salvataggio di un imprenditore, che vuole il licenziamento degli operai e la riassunzione con la legge voluta da Matteo Renzi (Job Act che dà all'imprenditore la possibilità di licenziare), c’è la prospettiva di chiusura dello stabilimento Ilva, per l’opposizione al Tar del Comune e della Regione, che non ritengono adeguato il piano presentato dal compratore. Ecco a cosa si è ridotto il lavoro all’Ilva, un tempo azienda di Stato, fiore all'occhiello dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale, svenduto da Romano Prodi e company ai privati). Prima della svendita dell’Iri (Alfa Romeo, Cirio, e tante altre), un posto di lavoro all’Ilva di Taranto era considerato prezioso; un vero terno al lotto. E per continuare a lavorare era necessario accettare anche il fatto di rischiare la vita propria e dei figli. Purtroppo, siamo governati da irresponsabili, che si riempiono la bocca di informatizzazione. L’ultima follia è quella di rendere obbligatoria la fatturazione elettronica, senza rendersi conto di due questioni importantissime: la perdita di occupazione che un tale provvedimento comporta e conseguente chiusura di centinaia di migliaia di piccole imprese. Ai nostri giorni la fatturazione “tradizionale” dà lavoro a una marea di persone (in prevalenza donne). Negozi e artigiani si vedranno costretti a chiudere di fronte ad un altro pesante adempimento. Ancor oggi i piccoli imprenditori stampano i documenti su carta, che inviano al commercialista per la contabilità ordinaria. Prendere dei provvedimenti legislativi, senza considerare la situazione di fatto nazionale, vuol dire far venire meno il lavoro per tante persone, che non riusciranno a ricollocarsi sul mercato. Quando si prendono dei provvedimenti bisognerebbe tener conto anzitutto dell'impatto che hanno sull'occupazione. Si continuano ad osannare il milione di nuovi posti di lavoro, ma cosa stanno a raccontare?... Dopo dieci anni di crisi, si tratta della ricollocazione di una parte dei lavoratori rimasti disoccupati. Ci vuole ben altro prima di arrivare ai livelli della Germania (4% di disoccupazione). E poi bisognerebbe fare in modo di difendere gli attuali livelli di occupazione. Si crei una nuova Iri, in barba all’Europa, per aiutare le aziende in crisi a rialzarsi, e ridare valore al lavoro. Un lavoro che deve esplicitarsi anche attraverso l’adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, cresciuto negli anni, mentre pensioni e stipendi sono rimasti fermi.